La gentilezza non sempre paga
Le tre notizie AI della settimana, spiegate
Essere gentili con Donald Trump non paga, e a quanto pare lui se lo gode pure. Non sto parlando del caso della premier. Secondo Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump, il libro in uscita dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, dopo la vittoria del 2024 Trump avrebbe mostrato ad altri ospiti i messaggi con cui i CEO di Meta e Amazon, Zuckerberg e Bezos, cercavano di ingraziarselo, raccontando che gli stavano "baciando il culo". Elon Musk, presente, avrebbe commentato: "leccaculismo di prima categoria".
Questa settimana i CEO dell'AI si sono seduti a tavola con i capi di Stato del G7. OpenAI è finita sotto indagine proprio mentre corre verso la Borsa. E la Cina ha cancellato 12.200 corsi di laurea per fare spazio all'AI.
I 3 Segnali
1. Amodei ha chiesto ai leader del G7 di non dividersi.
Cosa è successo
Il 17 giugno, nell’ultimo giorno del G7 a Évian-les-Bains, Donald Trump ha pranzato con una dozzina di CEO tech: Sam Altman (OpenAI), Dario Amodei (Anthropic), Demis Hassabis (DeepMind), Arthur Mensch (Mistral), più rappresentanti di alcune aziende. Al tavolo anche il Segretario al Commercio Howard Lutnick, lo stesso che aveva firmato cinque giorni prima la lettera con cui il governo americano aveva ordinato ad Anthropic di spegnere Fable 5 e Mythos 5 per tutti i cittadini stranieri, inclusi i dipendenti non americani dell’azienda stessa. Amodei ha detto ai presenti di “resistere alla tentazione di dividersi” sull’AI. Altman ha chiesto che gli strumenti di difesa informatica siano condivisi con tutti i Paesi nella stanza. Hassabis ha proposto un organismo tecnico per gli standard. È stato però Macron a indicare l’elefante nella stanza, dichiarato che il caso Anthropic “ha chiarito le poste in gioco” e ha avvertito: se gli Stati Uniti possono “spegnere l’interruttore da un giorno all’altro”, ne risente l’intera economia globale dell’AI.
Perché conta
Per la prima volta nella storia del G7, i CEO delle aziende AI di frontiera hanno partecipato come interlocutori diretti ai lavori dell’ultimo giorno, non come ospiti di una sessione laterale. Come ha commentato a CNBC Jessica Brandt del Council on Foreign Relations, “per fare impegni credibili sull’AI, i capi di Stato hanno bisogno della cooperazione, se non dell’approvazione, di una manciata di dirigenti privati che costruiscono davvero la tecnologia” (CNBC, 17 giugno 2026). Quanto all’ironia della situazione: Amodei stava chiedendo cooperazione internazionale davanti al governo che aveva ordinato di disabilitare i suoi modelli cinque giorni prima.
2. OpenAI è finita sotto indagine mentre corre verso la Borsa.
Cosa è successo
Il 12 giugno una coalizione di procuratori generali di diversi Stati americani, guidata da quello di New York, ha notificato a OpenAI una richiesta formale di documenti (un subpoena, l'atto con cui un'autorità impone di consegnare materiale per un'indagine). La richiesta è ampia: pubblicità, i meccanismi con cui il prodotto cattura e trattiene gli utenti, la gestione dei dati personali e sanitari, la sycophancy dei modelli (la tendenza a compiacere chi li usa), le policy interne, e in modo specifico le attività che riguardano minori e anziani (Reuters via Wall Street Journal, TechCrunch). L'indagine si aggiunge alla causa che la Florida aveva avviato il 1° giugno contro OpenAI e personalmente contro Sam Altman, accusando l'azienda di aver descritto in modo ingannevole le tutele di ChatGPT verso i bambini. OpenAI ha risposto al New York Times di prendere "sul serio" le preoccupazioni dei procuratori e di aver introdotto controlli parentali nei modelli più recenti.
Perché conta
OpenAI ha presentato il prospetto riservato per la quotazione e punta a una valutazione attorno al trilione di dollari. Nello stesso momento, lo Stato americano inizia a trattarla non come una promettente azienda tech, ma come un potenziale problema di tutela dei consumatori: salute mentale, dipendenza dal prodotto, dati sanitari, minori, anziani. Sono due narrazioni che convivono nella stessa settimana e che il mercato fatica a tenere insieme. Da una parte la corsa all’IPO e la fame di capitale (il numero in fondo a questa mail racconta quanto bruci). Dall’altra, il sospetto che parte del valore di OpenAI venga proprio da quei meccanismi di engagement e retention che ora i procuratori vogliono ispezionare. La domanda implicita dell’indagine è scomoda: quanto del successo di ChatGPT dipende dal fatto che è progettato per non farti smettere?
3. La Cina ha cancellato 12.200 corsi di laurea. Li sta sostituendo con AI e robotica.
Cosa è successo
Tra il 2021 e il 2025 le università cinesi hanno revocato o sospeso 12.200 corsi di laurea (programmi undergraduate), introducendone 10.200 di nuovi, in quella che il South China Morning Post descrive come la più grande riscrittura dell’offerta formativa mai realizzata in tempi così brevi. Più del 30% di tutti i programmi universitari del Paese ha subito modifiche. I tagli si concentrano su arti, discipline umanistiche, lingue straniere e gestione aziendale. I nuovi corsi sono quasi tutti dedicati a intelligenza artificiale, robotica e tecnologie produttive prioritarie per Pechino, tra cui l’industria automobilistica elettrica. Nove università hanno aggiunto corsi in “intelligenza incarnata” (embodied intelligence), dedicati a come incorporare l’AI di nuova generazione nell’economia reale.
Perché conta
La causa dichiarata non è l’entusiasmo per l’AI, ma una crisi occupazionale grave: la disoccupazione giovanile in Cina supera il 16%. La risposta di Pechino non è né sussidi né reddito di base: è riscrivere cosa si insegna, con quale velocità, e verso quali sbocchi, indipendentemente dalle preferenze degli studenti. Un neolaureato in design industriale ha raccontato al South China Morning Post che il suo corso è stato sospeso perché l’AI aveva già eroso il mercato della modellazione 3D e del rendering. È una storia di adattamento forzato a una transizione che il governo ha deciso di accelerare comunque. Per confronto: l’Europa sta entrando nella fase esecutiva dell’AI Act, ma continua a regolare tecnologie che in larga parte non produce. In Cina si riorganizza il sistema universitario per sostenere la produzione di veicoli elettrici.
Il controllo è il prodotto
Chi decide chi può usare la tecnologia potenzialmente più potente del mondo? Ad Évian, Amodei ha chiesto cooperazione internazionale davanti all’amministrazione che aveva spento i suoi modelli con una lettera. Altman ha parlato di standard globali di sicurezza lo stesso giorno in cui i dati finanziari di OpenAI mostravano 3,7 miliardi di dollari bruciati in un trimestre, e pochi giorni dopo che una coalizione di procuratori statali aveva chiesto di ispezionare come la sua azienda tratta minori, anziani e dati sanitari. Hassabis ha proposto organismi tecnici di valutazione mentre la stessa Google continua a costruire la propria infrastruttura di calcolo.
La governance dell’AI, in questo momento, è un problema di chi controlla cosa.
Il caso OpenAI lo mostra dall’interno. L’azienda corre verso una quotazione da mille miliardi di dollari mentre lo Stato americano inizia a trattarla come un potenziale rischio per i consumatori. Il valore che il mercato le attribuisce poggia in buona parte su quei meccanismi di engagement e retention che i procuratori ora vogliono aprire. Chi usa ChatGPT non controlla quanto il prodotto sia progettato per trattenerlo, né dove finiscano i suoi dati. Lo stesso schema, ribaltato, vale per chi aveva costruito la propria infrastruttura su Fable 5 e si è ritrovato senza accesso in 24 ore per decisione di un ufficio governativo americano. In entrambi i casi, l’utente finale, sia esso una persona, un’azienda o un Paese europeo, non ha il controllo.
La Cina lo ha capito prima degli altri e ha risposto nel modo più radicale: eliminare la dipendenza dall’esterno costruendo le competenze dall’interno.
L’Europa ha risposto con l’AI Act, che ora entra nella fase esecutiva. È un impianto che regola l’uso di tecnologie che altri costruiscono: la scelta di un continente che ha deciso, implicitamente, di essere un mercato piuttosto che un produttore. Macron ha detto le parole giuste ad Évian: “se possono spegnere l’interruttore da un giorno all’altro, siamo dipendenti.” Ma il problema non si risolve con standard condivisi negoziati in un hotel sul lago di Ginevra mentre il governo americano tiene i modelli spenti.
Il controllo sull’AI di frontiera, nel 2026, vale come valeva il controllo sul petrolio nel 1973. Non perché i modelli siano una risorsa scarsa (sono il contrario) ma perché chi controlla l’infrastruttura di calcolo, i canali di distribuzione e le condizioni di accesso controlla il prezzo che paghi per entrarci. E il prezzo, questa settimana, lo hanno visto molto chiaramente le aziende europee che usavano Fable 5.
La Curiosità
Midjourney, quella che genera le immagini, ha annunciato di voler costruire un dispositivo wellness per la salute. Non un software, e per ora nemmeno un dispositivo medico approvato: una vasca d’acqua con mezzo milione di sensori ultrasonici, ciascuno grande come un granello di sabbia, che dovrebbe scansionare il corpo in 60 secondi. L’azienda lo presenta come paragonabile a una risonanza, ma TNW chiarisce i limiti: nessuna clearance regolatoria, nessuna validazione clinica, e per ora la macchina produce mappe di composizione corporea, non un vero esame diagnostico. Il tutto integrato in una spa con vasche calde e saune, perché la scansione sia “un effetto collaterale” di un posto dove ti piace andare. Primo impianto previsto a San Francisco nel 2027, obiettivo dichiarato un miliardo di scansioni al mese entro il 2031, nessun investitore, finanziamento dalla community. L’annuncio è su midjourney.com/medical e vale dieci minuti del tuo tempo: non per la tecnologia, tutta da dimostrare, ma per la struttura del ragionamento di chi la propone.
Il Numero della Settimana
3,7 miliardi di dollari. Cash burn di OpenAI nel primo trimestre 2026, pari al 65% dei 5,7 miliardi di ricavi dello stesso periodo. Nello stesso trimestre, la perdita operativa è stata di 9,3 miliardi. OpenAI ha presentato il prospetto riservato alla SEC all’inizio di giugno e punta a quotarsi entro la fine dell’anno a una valutazione attorno al trilione di dollari. L’azienda non prevede di raggiungere il flusso di cassa positivo prima del 2030. (Fonte: The Information, riportato da Reuters; Reuters non ha verificato indipendentemente i documenti.)
Da scoprire
📖 Leggi · Anthropic boss tells G7 leaders to ‘resist the temptation to splinter’ over AI, Financial Times. Il resoconto più preciso di cosa è stato detto nella stanza chiusa di Évian, con le posizioni di Macron, Modi e Mensch (Mistral) su dipendenza tecnologica e standard europei.
📖 Il dato sociale · Pew Research: Americans and AI 2026, 5.119 adulti americani intervistati a febbraio 2026. L’uso dei chatbot è passato dal 33% del 2024 al 49% di oggi, ma lo scetticismo cresce insieme all’adozione: solo il 16% crede che l’AI avrà un impatto positivo sulla società nei prossimi 20 anni. Il 44% usa ChatGPT; Claude è al 6%. Metà del Paese usa questi strumenti e quasi nessuno si fida: è il vero ritratto dell’AI nel 2026.
📖 Leggi · Agentic coding and persistent returns to expertise, Anthropic. Analisi di 400.000 sessioni Claude Code: il background in coding conta meno dell’expertise di dominio. I manager hanno tassi di successo più alti degli ingegneri software. È autoprodotto su dati proprietari, da leggere con quella consapevolezza, ma i numeri sono concreti.



