L’AI italiana sovranista è un disastro
Le tre notizie sull'AI della settimana, spiegate
Se avete un dubbio non chiedete all’AI sovranista. “I sette nani sono circa 780 milioni di anni fa. La loro età è stimata in circa quattro miliardi di anni, ma la loro massa è solo una piccola parte rispetto a quella del Sole”, è la risposta demenziale che ha dato Emma, l’AI italiana che in meno di una settimana ha debuttato, si è fatta deridere ed è stata ritirata. La pubblicità negativa è pur sempre pubblicità?
Passiamo alle cose importanti. In questo numero parleremo di cinesi che copiano con la tecnica della distillazione, saltando miliardi di dollari di ricerca; di come gli Usa bloccano Fable/Mythos 5 e chiesto di limitare il rilascio del nuovo modello di ChatGPT-5.6, di fatto riportando in discussione tra addetti ai lavori il timore di una possibile nazionalizzazione dei modelli di frontiera (per motivi di sicurezza nazionale), mentre Pechino accelera su modelli domestici aperti, economici e difficilmente bloccabili.
1. Anthropic ha accusato Alibaba di averle copiato Claude
Cosa è successo
Anthropic ha accusato Alibaba di quella che descrive come la più grande campagna mai rilevata di estrazione delle capacità di Claude. Secondo Reuters, operatori collegati al laboratorio Qwen di Alibaba avrebbero usato circa 25.000 account falsi per condurre 28,8 milioni di interazioni con Claude, prendendo di mira le funzioni più pregiate del modello: ragionamento agentico, ingegneria del software, gestione di compiti lunghi e complessi. La tecnica si chiama distillazione (distillation): non si ruba il codice, si interroga ripetutamente un modello forte e si usano le sue risposte per addestrarne uno più debole a imitarlo, saltando miliardi di dollari di ricerca. Alibaba per ora non ha replicato.
Perché conta
Non è la prima volta. A febbraio Anthropic aveva segnalato tre campagne analoghe collegate a DeepSeek, Moonshot e MiniMax. La novità è la scala e il bersaglio: Alibaba è un colosso quotato, non una startup. È un’accusa, non un fatto provato in tribunale, e arriva in un momento sospetto: Anthropic combatte il proprio ban americano, Alibaba contesta la propria inclusione nella lista delle aziende legate ai militari cinesi. A entrambe conviene trasformare una violazione dei termini d’uso in una questione di sicurezza nazionale. Anthropic chiede al Congresso di punire chi fa distillazione: una richiesta di policy travestita da denuncia tecnica. (Che poi un’azienda di AI chieda protezione perché qualcuno avrebbe usato output generati dal suo modello per addestrarne un altro è il genere di ironia che il settore preferirebbe non notare).
La storia non finisce con Alibaba. Axios ha raccontato che la Casa Bianca ha chiesto a OpenAI di limitare il rilascio di GPT-5.6 a un gruppo ristretto di partner approvati dal governo, proprio com’è accaduto a Anthropic. (Tra l’altro, OpenAI sembra propensa a posticipare la sua IPO al prossimo anno per motivi non ancora chiari, ma questo non aiuta). Possiamo considerarla una escalation nei tentativi dell'amministrazione Trump di assumere il controllo del settore dell'intelligenza artificiale?
2. La Cina ha un modello aperto che è molto più difficile da spegnere
Cosa è successo
Mentre Washington ordina di disattivare o ritardare i modelli di punta, la cinese Z.ai ha rilasciato GLM-5.2 con licenza MIT: pesi scaricabili e nessun blocco geografico. È un modello mixture-of-experts (architettura che attiva solo una parte dei parametri a ogni richiesta) da circa 750 miliardi di parametri totali, finestra di contesto da un milione di token, specializzato in coding e compiti agentici. Misurazioni indipendenti lo collocano a ridosso dei migliori modelli chiusi americani. Costa fino a un decimo di Claude Code, e gira su chip Huawei Ascend, cioè senza dipendere da hardware Nvidia che gli Stati Uniti possono revocare.
Perché conta
È la versione AI di una domanda vecchia come gli embarghi: bloccare un rivale lo rallenta, o lo costringe a diventare autonomo? Da febbraio Z.ai ha adattato i suoi modelli ai semiconduttori domestici proprio perché gli USA le avevano chiuso l’accesso ai chip Nvidia avanzati. Il risultato è un modello che non si può né mettere in lista nera né staccare dalla presa, perché chiunque può tenerselo sul proprio server. Quando spegni i modelli chiusi, sposti potere contrattuale verso quelli aperti. E il mercato lo ha capito: il titolo della società quotata è salito di oltre il 2.000% da gennaio, fino a superare i mille miliardi di dollari di Hong Kong di capitalizzazione.
3. L’Italia entra nella partita dei modelli AI: Domyn guiderà l’AI sovrana europea
Cosa è successo
La Commissione europea ha scelto il consorzio EUROPA, guidato dall’italiana Domyn insieme al centro di ricerca tedesco Fraunhofer, come vincitore della Frontier AI Grand Challenge. L’obiettivo: un modello AI open-source che copra tutte le 24 lingue ufficiali dell’UE, con capacità di calcolo equivalente a oltre 400 miliardi di parametri, addestrato sui supercomputer pubblici di EuroHPC. Domyn (ex iGenius, fondata a Milano nel 2016, specializzata in AI per settori regolati come finanza e pubblica amministrazione) ha un amministratore delegato, Uljan Sharka, che a Reuters promette il rilascio entro un anno.
Perché conta
Per tre anni l’Europa ha fatto una cosa sola con l’AI: regolarla. È stata il regolatore più attivo del mondo producendo pochissimi modelli propri. Questa è la prima volta che Bruxelles prova a competere sul piano dove finora era assente, quello della costruzione, e lo fa puntando su un’azienda italiana e sull’unica risorsa che l’Europa ha già senza doverla comprare: i supercomputer pubblici. La tesi di Sharka è interessante: addestrare un modello di frontiera richiede molta meno potenza di calcolo che servire un chatbot a centinaia di milioni di utenti, quindi l’Europa avrebbe già quel che serve. Il realismo, però, è d’obbligo: il modello non esiste ancora. Una finestra di calcolo di un anno è poca cosa contro i programmi pluriennali da decine di miliardi di OpenAI e Anthropic. Per ora è una promessa ben finanziata, non un prodotto.
L’AI italiana “sovranista” è un disastro
Questa settimana l’Italia ha rivendicato la sovranità tecnologica. Lo ha fatto lanciando Emma, l’AI di Egomnia presentata da Matteo Achilli con il lessico dell’ “infrastruttura critica” e della “redenzione dal dominio americano”. Emma ha 550 milioni di parametri e, alla domanda su quanto pesino i sette nani, ha risposto parlando della loro età, stimata in quattro miliardi di anni.
Vale la pena tenere quel numero, 550 milioni, accanto a un altro numero della stessa settimana. La cinese Z.ai ha rilasciato GLM-5.2: 744 miliardi di parametri, licenza aperta, gira su chip cinesi, nessuno lo può spegnere. Z.ai non ha pronunciato la parola “sovranità” nemmeno una volta. Non ne ha avuto bisogno: ha messo sul tavolo un modello che gli Stati Uniti non possono né bloccare né mettere in lista nera, e ha lasciato che fosse il prodotto a parlare. La sovranità, quando ce l’hai, non la devi rivendicare.
È la differenza tra avere una cosa e dirla. E Emma non poteva averla, perché 550 milioni di parametri sono tre ordini di grandezza sotto un modello di frontiera. Con quella taglia, come ha spiegato Filippo Lubrano su Il Foglio, un modello non regge un compito generalista: non sa contare le lettere di una parola.Quando prometti la redenzione dal dominio americano e consegni un chatbot che risponde come un bambino, la distanza tra la promessa e il prodotto è lo spazio che il pubblico riempie di meme.
E qui arriva la parte che interessa davvero, perché non riguarda Emma. Per giorni le chat dei professionisti italiani si sono riempite di screenshot. Nel frattempo l’Italia restava al 43° posto nell’indice globale che misura le condizioni per l’innovazione, il 76% delle PMI non investiva in AI, e Roma non compariva nella mappa delle unicorn cities europee, dove invece figurano Atene, Sofia, Zagabria e Vilnius. Lubrano lo chiama il riflesso di un paese che, “incapace di produrre alternativa, si consola ridendo dei fallimenti altrui”. È una frase dura. Ha il difetto di essere vera.
Conviene allora guardare Domyn, l’azienda italiana che la Commissione europea ha appena scelto per costruire il modello di frontiera europeo. Domyn non è nata la settimana scorsa: esiste dal 2016, ha già modelli che funzionano, lavora da anni con banche e pubblica amministrazione. Quando ha rivendicato la sovranità, aveva un decennio di lavoro tecnico a sostenerla. Emma ha rivendicato la stessa cosa partendo dall’annuncio. L’ambizione è identica. Quello che cambia è l’ordine: una ha costruito prima di dirlo, l’altra l’ha detto sperando di costruirlo dopo.
E poi c’è il terzo caso italiano, il meno istituzionale e forse il più interessante: Salvatore Sanfilippo, antirez, il creatore di Redis. Mentre l’Italia discuteva dell’AI sovranista che non sa rispondere sui sette nani, Sanfilippo pubblicava DwarfStar, un motore di inferenza locale per DeepSeek V4 Flash. È un pezzo di infrastruttura scritto quasi artigianalmente per far girare un modello aperto, grande e competitivo su hardware personale. Il progetto supporta Mac con 96/128 GB di RAM, CUDA, ROCm, KV cache su disco e API compatibili con gli strumenti da coding agent. Sanfilippo lo ha spiegato così: “AI is too critical to be just a provided service”. La frase è forse la definizione migliore di sovranità tecnologica.
9 mesi
Il tempo che OpenAI e Broadcom dichiarano di averci messo per progettare Jalapeño, il primo chip di inference di OpenAI, dall’idea alla produzione. Sarebbe, secondo le aziende, uno dei cicli di sviluppo più rapidi mai realizzati per un chip ad alte prestazioni. Il dettaglio che dice tutto sulla direzione del settore: OpenAI sostiene di aver usato i propri modelli AI per accelerare la progettazione del chip su cui poi gireranno i propri modelli AI. (Fonte: OpenAI e Broadcom, 24 giugno 2026.)
Mucche e AI
L’AI non piace proprio a tutti. E se temete vi renda obsoleti e state pensando a un futuro in cui vi date all’agricoltura, ripensateci. Tra tutti i settori che sembrano pronti per una rivoluzione dell’intelligenza artificiale, l’agricoltura non è il primo che viene in mente. Eppure il settore si trova nel bel mezzo della quarta rivoluzione agricola, con trattori senza conducente, droni che mappano i livelli di umidità del suolo e mucche dotate di dispositivi che monitorano le loro abitudini alimentari. Ne ha scritto il NYT Magazine che ha intervistato agricoltori che dicono cose come “Inizialmente, alcune mucche non erano contente del braccio robotico”.
Per quanto riguarda noi, anche agli operai della Hyundai non piace il braccio robotico (circa 30.000 hanno votato per uno sciopero contro il piano della più grande casa automobilistica del paese di introdurre robot umanoidi negli stabilimenti).
Articoli della settimana
📖 La lettera con cui Anthropic accusa Alibaba, raccontata da chi l’ha letta per primo. Il pezzo di CNBC spiega bene cosa è verificato e cosa resta accusa, utile prima di farsi un’opinione.
📖 Trump chiede a OpenAI di non rilasciare GPT-5.6 — Axios, Ashley Gold, Sam Sabin, Mike Allen. La Casa Bianca ha chiesto a OpenAI di limitare il rilascio di GPT-5.6 a un gruppo ristretto di partner approvati dal governo, prima di qualsiasi lancio pubblico. Il motivo: GPT-5.6 avrebbe capacità “Mythos-like” — lo stesso parametro che ha fatto scattare il ban su Anthropic. Altman dice di sperare di rilasciarlo “un paio di settimane dopo”.
📖 Eric Topol, un esperto di intelligenza artificiale in campo medico, ha pubblicato su Nature una ricerca sui modelli di frontiera utilizzati a scopi medici, sostenendo che i modelli non sono pronti: “La nostra analisi rivela una diffusa fragilità in presenza di semplici trasformazioni avversariali: i sistemi leader possono indovinare la risposta corretta anche con input chiave rimossi, ma possono confondersi con le minime modifiche al prompt, producendo tracce di ragionamento convincenti ma errate”
📖 Le performance del nuovo modello di Chat GPT 5.6, quello che l'amministrazione Trump ha chiesto di rilasciare a un ristretto gruppo di partner approvati dal governo prima di una diffusione più ampia, citando problemi di sicurezza.
📖 Intelligencer racconta perché Meta sta lavorando a un’app di prediction market, nome interno Arena, simile a Kalshi e Polymarket ma forse senza soldi veri, almeno all’inizio. La lettura più ovvia è che Zuckerberg stia clonando l’ennesimo trend in crescita, come ha fatto con Stories, Reels, Threads e molti altri esperimenti dimenticati.
🎬 Da guardare — Su “The Axios Show”, Chamath Palihapitiya spiega perché secondo lui Facebook ha “clamorosamente fallito” la corsa all’AI pur avendo, nel 2022, più dati e più distribuzione di chiunque. Una lezione su quanto conti partire avanti e sprecarlo.
Consiglio anche, se avete un po’ di tempo la chiacchierata tra Mr Rip e Salvatore Sanfilippo






