L'interventismo statale non è più solo cinese
Le news AI da conoscere questa settimana
La domanda è sempre la solita: chi decide quali modelli di AI puoi usare? Non il mercato, a quanto pare.Washington ha riacceso Fable, OpenAI ha offerto un pezzo di sé allo Stato e Google ha chiuso i rubinetti a Meta. E Musk, per non farsi mancare nulla, ha smentito uno smartphone che il WSJ giura di aver visto.
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1. Fable torna, OpenAI offre il 5%: lo Stato entra nella AI di frontiera
Cosa è successo Il Dipartimento del Commercio USA ha revocato gli export controls su Claude Fable 5 e Mythos 5, i modelli di punta di Anthropic bloccati per 18 giorni: Fable è di nuovo disponibile in tutto il mondo, Mythos solo per alcune organizzazioni americane, con l’estensione internazionale affidata al programma Glasswing (150 organizzazioni in più di 15 paesi). Secondo il Financial Times, OpenAI (reduce a sua volta dallo stop governativo su GPT-5.6, rilasciato poi come Preview limitata) ha proposto all’amministrazione Trump di cedere allo Stato una quota del 5%: circa 42,6 miliardi di dollari sulla valuation di 852. Ogni grande sviluppatore AI americano conferirebbe il 5% a un fondo modellato sull’Alaska Permanent Fund, che distribuisce dividendi ai cittadini. Servirebbe comunque un via libera del Congresso.
Perché conta Il governo ha dimostrato di poter spegnere e riaccendere i modelli di frontiera per decreto; e un laboratorio esposto, in questo caso OpenAI, ha offerto equity allo Stato per comprarsi stabilità regolatoria, in vista di una possibile quotazione. Il rapporto tra Washington e i laboratori non è ancora nazionalizzazione, ma non è più semplice regolazione: sta diventando una forma di co-gestione politica della frontiera tecnologica. Eravamo abituati a pensare l’interventismo statale come una caratteristica del capitalismo cinese. Ora gli Stati Uniti (tra meno pianificazione e accesso condizionato) stanno inventando la loro.
2 . SpaceX ha mostrato lo smartphone AI agli investitori
Cosa è successo — SpaceX ha mostrato a investitori e stakeholder, prima della sua IPO record, il prototipo di un dispositivo simile a uno smartphone ma pensato per l’interazione con l’AI. Lo descrivono così: più sottile di un iPhone, ha un sistema operativo proprietario, la tecnologia di xAI (assorbita da SpaceX a febbraio) e un chip Qualcomm Snapdragon, cioè la stessa famiglia di chip mobile che alimenta molti smartphone Android. Il progetto è allo stadio iniziale, senza garanzia di arrivare sul mercato. Musk ha smentito su X con due parole, “Utterly false”, senza specificare quale parte del report sia falsa. “L'idea di costruire un telefono mi fa venire voglia di morire", ha detto Musk lo scorso ottobre. “Ma se dobbiamo costruire un telefono, lo faremo”.
Perché conta Vera o smentita, la notizia va letta dentro una tendenza più larga: l’AI non vuole restare un’app dentro lo smartphone. OpenAI sta lavorando con Jony Ive a nuovi dispositivi e ha assunto un ex responsabile hardware del Vision Pro; ByteDance ha già lanciato in Cina un telefono centrato su Doubao. La logica è sempre la stessa: chi controlla il dispositivo controlla la distribuzione dell’AI, senza passare dal casello di Apple e Google.
3. Il compute è la nuova valuta: Google raziona Meta, Meta vende il surplus
Cosa è successo Google ha imposto dei limiti all’utilizzo da parte di Meta dei suoi modelli di intelligenza artificiale Gemini, rallentando alcuni progetti interni e costringendo i team a razionare i token. Nonostante le aziende continuino a spendere miliardi in chip e data center, fanno ancora fatica ad assicurarsi una potenza di calcolo sufficiente. L’obiettivo comune a tutti rimane cercare di abbassare il costo dell’inference: OpenAI con Broadcom e il chip Jalapeño, Etched con hardware dedicato, e secondo The Information anche con nuove ottimizzazioni software capaci di più che dimezzare i costi.
Perché conta I limiti di potenza di calcolo rallentano lacrescita dei fatturati. Il compute è una valuta. Chi lo possiede in eccesso lo monetizza; chi ne dipende scopre che il fornitore è anche un concorrente.
Il rubinetto americano
Che familiarità avete con la Pax Silica? È l’iniziativa statunitense che guida un gruppo di paesi alla cooperazione per garantire le catene di approvvigionamento necessarie per l'intelligenza artificiale: chip, semiconduttori, energia, terre rare/minerali critici, manifattura avanzata, data center, modelli AI e infrastrutture.
Poi leggi che l’amministrazione Trump sta impedendo agli alleati di accedere ai modelli più potenti al mondo, mantenendo il massimo riserbo e criticando l’Europa per non avere una propria solida industria dell’intelligenza artificiale, e capisci che questa pax silica è molto complicata.
Per l’Europa questo definisce una condizione nuova. L’accesso ai modelli di frontiera è diventato una concessione amministrativa di un governo straniero. La Commissione, per bocca del portavoce Thomas Regnier, dice di voler “intensificare” le discussioni con Anthropic per ottenere Mythos via Glasswing (cioè fa domanda di ammissione a un programma che Washington può ridimensionare a piacere) mentre nel frattempo si accontenta di GPT-5.5-Cyber.
La settimana scorsa l’UE e diversi governi europei hanno firmato Pax Silica, l’iniziativa americana sulle supply chain e i minerali critici. Firmi l’alleanza sulle materie prime e resti in lista d’attesa per il prodotto finito. Il capo degli affari governativi di Cohere ha riassunto la posizione dei governi meglio di qualunque analista: staremo in Pax Silica, lavoreremo con l’ecosistema USA dove possiamo, costruiremo intorno a ciò che non possiamo avere.
E se il 5% diventasse davvero policy, la dipendenza cambierebbe di natura: i modelli che l’Europa compra non sarebbero più solo soggetti alla giurisdizione americana, ma prodotti da aziende parzialmente possedute dallo Stato americano. Il fornitore e il regolatore coinciderebbero.
La settimana scorsa abbiamo raccontato il disastro dell’AI sovranista italiana: costruire male in nome dell’autonomia. Questa settimana arriva il rovescio: nemmeno comprare è garantito. E la Cina osserva: Meituan ha appena rilasciato Longcat 2.0, un modello open di coding addestrato su chip cinesi. Se la frontiera americana diventa discrezionale, l’alternativa open cinese smette di essere una scelta ideologica e diventa una polizza assicurativa.
Entro dodici mesi l’accesso europeo ai modelli di frontiera americani sarà regolato da licenze e programmi governativi, non da listini. Sarebbe smentita se Glasswing si trasformasse in un meccanismo con criteri pubblici e automatici, o se l’UE ottenesse accesso a Mythos senza condizioni politiche.
La Curiosità | Vi fareste leggere l’Odissea dal clone AI di Michael Caine?
ElevenLabs ha pubblicato un audiolibro dell’Odissea di 13 ore narrato dal clone vocale di Michael Caine. L’attore, 93 anni, ha venduto la sua voce all’azienda lo scorso autunno; quattro produttori hanno assemblato il tutto in poco più di sei settimane, con 20 voci sintetiche di contorno, effetti sonori e colonna sonora generati. È gratis sulla piattaforma ElevenReader, con un tempismo che non ha nulla di casuale: il film di Nolan sull’Odissea arriva in sala a metà luglio, e Caine, collaboratore storico del regista, nel cast non c’è. C’è però nell’audiolibro, senza aver letto una riga. “Alla fine decide il pubblico”, dice il responsabile delle partnership di ElevenLabs. “Nessuno ve lo infila nelle orecchie a forza.” Detto da chi vende voci, è quasi rassicurante. Omero, che l’Odissea la componeva per la voce e non per la pagina, avrebbe apprezzato almeno il ritorno al formato originale.
LINK SPARSI
🧠 Analisi e approfondimenti
I saggi vincitori delle “Big Questions About AI”. Qualche mese fa Dwarkesh Patel ha pubblicato alcune grandi domande sull’AI e ha ricevuto 600 saggi in risposta. I tre vincitori: Jassi Pannu, professoressa assistente alla Johns Hopkins; Ege Erdil, co-fondatore di Mechanize; Michael Li, studente di Public Policy alla Harvard Kennedy School. I testi integrali sono nel post: tre modi molto diversi di ragionare sul futuro dell’AI, selezionati da una delle giurie più esigenti in circolazione.
The State of the AI Economy (Exponential View) Il censimento più aggiornato dei ricavi dell’industria: 110 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, con un run rate annualizzato (il fatturato dell’ultimo periodo proiettato su 12 mesi) di 175. Utile per chi vuole numeri sulla domanda reale di AI, non narrazioni. Da salvare per la prossima discussione sulla bolla.
L’Ue deve entrare in resistenza contro l’America di Trump (David Carretta, Mattinale Europeo) Il fronte Bruxelles raccontato da chi lo segue ogni giorno. La stessa settimana della nostra Tesi, vista dall’altra sponda: cosa significa per l’Europa dipendere da un alleato che tratta l’accesso alla tecnologia come leva negoziale.
🧑💻 Ricerca
Scaling Laws, Carefully (Lilian Weng) Cosa dicono davvero le leggi di scala, cioè le relazioni empiriche tra dimensione dei modelli, dati e prestazioni, spiegato da una delle ricercatrici più rispettate del settore. Un antidoto tecnico sia al trionfalismo di chi promette l’AGI a trimestri, sia al pessimismo di chi dichiara il plateau ogni sei mesi.
AI e occupazione: lo studio Ramp/Revelio Labs su 21.000 aziende (4 minuti di lettura) Le aziende americane con spesa AI ad alta intensità hanno aumentato l’headcount del 10,2% e le posizioni entry-level del 12% nei due anni successivi all’adozione. Un dato che complica la narrativa della sostituzione, da conoscere prima del prossimo dibattito su AI e lavoro.
2,5x
Le occupazioni ad alto salario consumano fino a 2,5 volte più token di quelle a basso salario: il costo computazionale dell’AI correla con il valore economico dei task. (Fonte: Anthropic Economic Index, report di giugno 2026)




